Sentenza storica: Google potrà mantenere il browser Chrome, ma gli sarà vietato stipulare accordi esclusivi per il motore di ricerca

Negli scorsi mesi vi ho parlato della sentenza di un tribunale federale statunitense che ha stabilito che Google ha violato la legge antitrust statunitense mantenendo un monopolio nei mercati della ricerca e della pubblicità, e l’ha fatto spendendo miliardi di dollari per diventare il motore di ricerca predefinito.

Nel corso di questi mesi siamo rimasti in attesa della sentenza definitiva per capire il futuro di Google ma anche delle società che avevano in essere accordi commerciali con Google come Mozilla.

Oggi è arrivata la sentenza. Google: dovrà condividere parte dei propri dati di ricerca con i concorrenti e non potrà più firmare contratti esclusivi per la distribuzione del suo motore di ricerca sui dispositivi e browser, pur mantenendo la proprietà del browser Chrome.

Decisione del tribunale USA

Un giudice federale di Washington ha stabilito che Google è tenuta a condividere dati sulle ricerche con altre aziende qualificate, allo scopo di favorire una maggiore concorrenza nel settore della ricerca online. La sentenza limita fortemente la pratica dei pagamenti di Google per essere il motore di ricerca preimpostato sui dispositivi mobili, ma non vieta completamente tali accordi né impone la cessione del browser Chrome, come invece chiedeva il Dipartimento di Giustizia statunitense.

Implicazioni per Google e per il mercato

La sentenza rappresenta l’azione più incisiva degli ultimi vent’anni nel contrasto alle pratiche monopolistiche nel settore tecnologico, ricordando il precedente contro Microsoft. Google, che ora dovrà rivedere la propria strategia commerciale e contrattuale, intende contestare la decisione e si prepara ad ulteriore battaglia legale. La condivisione dei dati, inoltre, solleva interrogativi su privacy e sicurezza nazionale.

Reazioni e prospettive future

La corte ha rigettato le richieste più radicali avanzate dai procuratori, quali la vendita forzata di Chrome o di parte del business pubblicitario digitale. Le restrizioni sugli accordi di esclusività resteranno in vigore per sei anni, con l’obiettivo di favorire l’ingresso di nuovi concorrenti anche grazie all’ascesa dell’intelligenza artificiale generativa nel settore della ricerca online. L’impatto della sentenza sarà osservato con attenzione da utenti, aziende e regolatori in tutto il mondo, in attesa di ulteriori sviluppi e possibili nuovi ricorsi.

In sintesi

Google non dovrà vendere Chrome ma dovrà condividere i dati di ricerca con i competitor, aprendo una nuova fase nel mercato digitale che potrebbe ridisegnare il futuro della ricerca online.

Ora non ci resta che aspettare il commento di Mozilla sulla vicenda, che, come sapete, basa la maggior parte delle sue entrate dall’accordo con Google per rendere Google il motore di ricerca predefinito di Firefox.

Via The New York TimesCNBCReuters

    Marco Giannini
    Marco Giannini

    Quello del pacco / fondatore di Marco’s Box

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