Lo Stato di Fedora nel 2026: Fedora KDE vola ma calano i manutentori di pacchetti

Durante la conferenza annuale Flock 2026 a Praga, il leader del progetto Fedora (FPL) Jef Spaleta, giunto al suo secondo anno di mandato, ha tenuto il discorso di apertura sullo “Stato di Fedora”. La presentazione ha tracciato un quadro delineato da elementi positivi (l’aumento degli utenti), note negative (il drastico calo dei manutentori di pacchetti) e anomalie statistiche.

Uso in forte crescita, vola l’edizione KDE Plasma

I dati sull’adozione globale di Fedora sono decisamente positivi. Nell’ultimo anno si è registrato un incremento complessivo del 9% dei sistemi attivi, sfiorando il milione di macchine connesse nella sola settimana precedente alla conferenza.

A trainare il successo sono diverse varianti:

  • Fedora KDE Plasma: Recentemente promossa a “Full Edition”, ha registrato una crescita straordinaria di oltre il 120% rispetto all’anno precedente, con più di 158.000 sistemi attivi.
  • Fedora Workstation (GNOME): Si conferma solida con circa 297.000 sistemi e una crescita del 18,8%.
  • Sistemi basati su immagini (Atomic Desktops e Fedora CoreOS): Hanno registrato un balzo del 30,5% (167.000 sistemi), spinti principalmente dall’adozione in ambito server/infrastrutturale di CoreOS.
  • Ecosistema “Visitor”: Anche le distribuzioni derivate che si appoggiano a Fedora (come Bazzite di Universal Blue e Asahi Remix per Apple Silicon) sono cresciute di oltre il 210% (97.000 sistemi).

Il mistero della Cloud Edition

In contrasto con i trend positivi, i dati relativi a Fedora Cloud hanno mostrato un andamento grafico caotico e privo di una logica apparente. Le statistiche indicano un crollo del 65% dei sistemi attivi (scesi a circa 75,000) rispetto all’anno scorso, con anomalie nei report che mostravano server appena avviati registrati come “vecchi di 25 settimane”. Lo stesso Spaleta ha ammesso di non comprendere la causa di queste fluttuazioni.

La fuga dei “Packager”

La nota più dolente riguarda la sostenibilità della community. I dati mostrano un calo costante e allarmante del numero di manutentori di pacchetti (packager) attivi al mese:

  • All’inizio del 2020 i committer erano più di 420.
  • Nel 2023 sono scesi sotto i 340 a fine anno.
  • Nel 2026 la quota è ulteriormente calata, assestandosi attualmente a circa 325.

Le ragioni precise non sono ancora del tutto chiare. Spaleta ha ipotizzato un “cambio generazionale” (le nuove leve considerano il packaging meno attraente rispetto ad altri aspetti dello sviluppo) e un innalzamento progressivo degli standard qualitativi richiesti da Fedora, che potrebbe scoraggiare i principianti.

Modernizzazione e “Sandbox” per l’innovazione

Per invertire la rotta e snellire i processi, la leadership di Fedora sta puntando su alcune riforme strategiche:

  1. Fedora Forge: Il passaggio dalla piattaforma di collaborazione interna Pagure a un sistema basato su Forgejo (simile a GitHub) per standardizzare i flussi di lavoro secondo le aspettative degli sviluppatori moderni.
  2. Finanziamenti esterni: Un esperimento con Open Collective per accettare donazioni, con l’obiettivo di ricostruire il programma di sensibilizzazione globale oltre i limiti del budget di Red Hat.
  3. Il ciclo di vita dell’innovazione (“Sandbox”): Ispirandosi alla CNCF, Spaleta ha proposto un processo di sviluppo “sandbox” per testare progetti complessi senza essere bloccati dalle lunghe discussioni della community (fenomeno noto come bikeshedding). Questa flessibilità è considerata vitale ora che grandi vendor come AWS (Amazon Linux) e Microsoft (Azure Linux) dipendono direttamente da Fedora per i propri sistemi operativi.

Il caso “Hummingbird”

Il dibattito sull’innovazione ha però sollevato tensioni nella community. È stato citato il caso di Fedora Hummingbird, una nuova variante rolling e basata su container. Nonostante l’interesse iniziale, il progetto è stato approvato dal Consiglio di Fedora in segreto per accelerare i tempi legati all’uso del marchio commerciale, in modo da poterlo annunciare ufficialmente durante il Red Hat Summit. Questo approccio “blindato” ha generato malumori e critiche da parte della community nei commenti successivi, evidenziando una frizione tra le esigenze commerciali di velocità e lo storico spirito di trasparenza del software libero.

Via LWN.net

(grazie a Francesco per la segnalazione)

Marco Giannini
Marco Giannini

Quello del pacco / fondatore di Marco’s Box

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