L’Antitrust punisce Google, ma a rischiare la fine è Firefox

Nel tentativo di smantellare il monopolio delle ricerche di Google, spingendosi fino all’ipotesi di cessione forzata del browser Chrome, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti rischia di causare un danno collaterale devastante: la fine dei browser indipendenti e la totale concentrazione del Web nelle mani di pochissimi colossi tecnologici.

Il paradosso della battaglia antitrust

La storica causa del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) contro Google punta a ridimensionare l’egemonia di Mountain View nei servizi di ricerca online. Tra le proposte di intervento più drastiche avanzate dalle autorità figura persino la separazione societaria di Chrome (con l’obbligo per Google di cedere il proprio browser) e lo stop ai contratti commerciali di ricerca predefinita.

Tuttavia, tra i soggetti che rischiano le conseguenze più severe per via di queste misure non c’è solo Big Tech, ma Mozilla, l’organizzazione senza scopo di lucro alla base di Firefox e storicamente schierata per un Web libero, aperto e neutrale. I rimedi comportamentali e strutturali richiesti dall’Antitrust rischiano, paradossalmente, di produrre l’effetto opposto a quello sperato: eliminare l’unica alternativa indipendente dal mercato dei browser.

Il modello economico di Mozilla e la lezione del passato

Per comprendere l’entità del problema è necessario analizzare la sostenibilità finanziaria di un browser indipendente. Fin dal lancio di Firefox 1.0 nel 2004, Mozilla integra un motore di ricerca predefinito lasciando agli utenti piena libertà di scelta (negli USA si può selezionare facilmente tra Google, Bing, DuckDuckGo, Amazon, eBay o Wikipedia direttamente dalla barra degli indirizzi).

  • La dipendenza da Google: Oltre l’80% dei ricavi di Mozilla proviene dagli accordi di ricerca commerciali, in particolare da quello che imposta Google come motore di ricerca predefinito.
  • L’esperimento con Yahoo (2014): Mozilla ha dimostrato in passato di voler favorire la concorrenza. Nel 2014 sostituì Google con Yahoo come predefinito negli Stati Uniti. Tuttavia, l’operazione si rivelò un insuccesso commerciale: gli utenti mostrarono una netta preferenza per Google e nel 2017 l’accordo fu ripristinato su basi non esclusive.

Senza questi proventi, Mozilla non disporrebbe delle risorse finanziarie per sviluppare il proprio browser e sostenere la protezione dei dati e della privacy degli utenti.

Il nodo centrale: la sopravvivenza del motore Gecko

Il rischio maggiore non riguarda soltanto l’applicazione Firefox in sé, ma l’architettura tecnica dell’intero Web. Un browser si basa su un motore di rendering, la componente fondamentale che interpreta il codice delle pagine web.

Nel 2013 si contavano cinque grandi motori di rendering indipendenti; oggi ne rimangono soltanto tre:

  1. Blink di Google (che alimenta Chrome, Microsoft Edge, Brave, Opera e Vivaldi).
  2. WebKit di Apple (limitato all’ecosistema iOS/macOS).
  3. Gecko di Mozilla, che muove Firefox.

Perfino un gigante da trilioni di dollari come Microsoft ha abbandonato il proprio motore (Trident) nel 2019 per passare a Blink. Poiché WebKit è circoscritto ai dispositivi Apple, Gecko rappresenta l’ultimo motore di rendering multipiattaforma libero al mondo in grado di sfidare il dominio di Google Blink.

Lo scorporo di Chrome e i rischi per la concorrenza

Le proposte dell’Antitrust, comprese quelle di costringere Google a cedere Chrome o di vietare qualsiasi accordo di condivisione delle entrate da ricerca, puntano a spezzare l’autostrada di distribuzione di Big Tech.

Secondo Mozilla, però, queste sanzioni indiscriminate non tengono conto del bilanciamento del mercato:

  • Meno risorse al software libero: Bloccare i pagamenti di distribuzione priverebbe gli sviluppatori indipendenti dei fondi necessari per competere con i motori proprietari.
  • Consolidamento dei monopolisti: Anziché favorire la concorrenza, le misure rischierebbero di trasferire semplicemente quote di mercato da un gigante tecnologico all’altro, lasciando gli utenti senza una vera opzione indipendente.

Per questo motivo, Mozilla chiede alle autorità di calibrare i rimedi antitrust in modo da punire le pratiche monopolistiche di Google senza radere al suolo i progetti open-source e la pluralità di motori di rendering che garantiscono l’interoperabilità della rete.

Via Blog Mozilla e Yahoo! Finance

Marco Giannini
Marco Giannini

Quello del pacco / fondatore di Marco’s Box

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