Crisi Firefox: la quota di mercato crolla al 3,34%. Quale futuro per il Web libero?

Nel mio precedente articolo su Marco’s Box (Firefox, tutt’ appost’?), analizzavo la crisi strutturale di Mozilla osservando i dati compresi tra la fine del 2023 e la fine del 2024. All’epoca, la situazione era già ampiamente compromessa, ma la tenuta sul segmento PC offriva un piccolo margine di resistenza.

I dati più recenti di StatCounter confermano che quel margine si sta assottigliando drasticamente: la quota di mercato desktop globale di Firefox a luglio 2026 è sprofondata al 3,34%, segnando un punto di non ritorno.

La situazione dal 2009 al 2026

Statistiche globali

Confrontando i dati relativi di StatCounter dal 2009 (anno di inizio misurazione delle statistiche) a luglio 2026 la situazione appare triste e preoccupante con un crollo costante.

Browser Market Share Worldwide
2009 – 2026

Firefox nel 2009 era il secondo browser web più diffuso al mondo e aveva una quota di mercato globale (desktop, tablet e mobile) del 30,17 %. Oggi Firefox ha una quota di mercato globale del 3.34 %.

Statistiche browser desktop

Andando ad analizzare il dato relativo alle quote di mercato su pc desktop il trend viene confermato con Firefox che passa dal 30,48 % del 2009 al 6,51 % del 2026.

Le statistiche mobile sono quelle che spaventano di più

Il dato che spaventa di più riguarda la percentuale di adozione di Firefox lato mobile che non è mai decollata. Firefox nel 2026 ha una percentuale di adozione dello 0,67%. Si, avete letto bene, una percentuale di adozione pressoché inesistente.

Seppur in leggero aumento rispetto alla precedente rilevazione, il dato non può che essere visto in chiave negativa in quanto non c’è stato un incremento significativo tale da influenzare le statistiche globali che continuano a peggiorare.

Lato tablet non abbiamo percentuali rilevabili.

Perché il crollo continua?

Le ragioni di questo prolungato calo non risiedono unicamente nel potere monopolistico di Chromium e Google, ma anche nelle scelte strategiche interne a Mozilla:

  1. Inseguimento dei trend a discapito delle funzioni core: Mentre gli utenti storici chiedono prestazioni del motore Gecko, ottimizzazioni e il ripristino di funzionalità classiche, la dirigenza Mozilla ha investito ingenti risorse in progetti collaterali (funzionalità AI integrate, Pocket, Mozilla VPN, esperimenti con il Fediverse poi abbandonati).
  2. Il divario prestazionale e di compatibilità: Con Chromium ormai standard di fatto sul Web, molti sviluppatori testano i propri siti solo su Blink/V8. Firefox si trova nella posizione di dover rincorrere costantemente la compatibilità dei siti web, proprio come accadde a Opera ai tempi del motore Presto.
  3. L’assenza sul Mobile: Senza una presenza solida su Android e iOS (dove la quota mobile domina il traffico web mondiale) e con persone che hanno lo smartphone come unico device per gestire la propria vita digitale, un browser web non può che essere destinato a breve a scomparire se non si inventano qualcosa per stare al passo con la concorrenza (anche se ultimamente sembrano essersi svegliati, vedasi l’Ad Blocker che sta per arrivare su Firefox per iPhone)
  4. La dipendenza economica da Google e la causa Antitrust: L’accordo economico per mantenere Google come motore di ricerca predefinito continua a finanziare la maggior parte dei ricavi di Mozilla, creando un paradosso strutturale mentre il caso Antitrust negli USA rischia di incrinare questa fonte di finanziamento con conseguenze catastrofiche per Mozilla.

Conclusioni: Cosa resta del Web indipendente?

Nel post Firefox, tutt’ appost’? concludevo che l’uso e il sostegno a Firefox non derivano dal ritenerlo il miglior browser in assoluto, ma dal valore di rappresentare un Web libero e indipendente basato sul motore Gecko.

Con una quota desktop scesa sotto il 4%, la sopravvivenza del motore Gecko diventa una questione critica per l’intero ecosistema della rete. Se Firefox continua la sua parabola discendente, la monocultura Chromium (e il monopolio dei motori di rendering Blink/WebKit) rischia di diventare definitiva.

Immagine di copertina generata con AI

Marco Giannini
Marco Giannini

Quello del pacco / fondatore di Marco’s Box

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