Il mondo dei browser e della ricerca web si trova davanti a un terremoto mediatico e finanziario senza precedenti: Perplexity AI ha formalizzato un’offerta non richiesta da ben 34,5 miliardi di dollari per acquisire Google Chrome.
La notizia, battuta dalle principali testate finanziarie e tecnologiche internazionali (tra cui BBC, Reuters e Financial Times), segna una svolta aggressiva nel panorama dell’intelligenza artificiale e dei software di navigazione.
Il contesto: l’ombra dell’Antitrust su Mountain View
L’offerta di Perplexity non arriva a ciel sereno, ma si inserisce all’interno della tempesta giudiziaria che sta colpendo Google negli Stati Uniti. A seguito della storica sentenza antitrust del Dipartimento di Giustizia statunitense (DOJ), che ha riconosciuto l’esistenza di un monopolio illegale da parte di Big G nel settore dei motori di ricerca.
Anche OpenAI, Yahoo e la società di private equity Apollo Global Management hanno espresso interesse per Chrome, in quanto la pressione normativa minaccia il dominio di Google nel settore.
Chrome non è solo il browser più utilizzato al mondo con miliardi di utenti attivi, ma rappresenta la porta d’accesso primaria alle ricerche di Google e alle sue entrate pubblicitarie. Un’eventuale scissione (divestiture) separerebbe la piattaforma di navigazione dal core business di ricerca di Alphabet.
I dettagli dell’offerta e il nodo dei finanziamenti
La mossa della startup guidata da Aravind Srinivas solleva inevitabilmente diversi interrogativi strategici e finanziari:
- Valutazione sproporzionata: L’offerta di 34,5 miliardi di dollari supera di gran lunga la valutazione di mercato attuale di Perplexity stessa.
- Finanziamenti esterni: Per completare un’operazione di questa portata, la startup dovrebbe ricorrere a ingenti capitali esterni forniti da fondi di venture capital, partner istituzionali o investitori strategici che vorranno la loro parte da questo prestito.
Secondo un documento preliminare visionato da Reuters, l’offerta di Perplexity prevede di mantenere open source il codice sorgente del browser (Chromium), di investire 3 miliardi di dollari in due anni e di non apportare modifiche al motore di ricerca predefinito di Chrome.
Cosa cambierebbe per il web e la ricerca AI?
Per Perplexity, il controllo diretto di Chrome rappresenterebbe un asset inestimabile: la possibilità di integrare nativamente i propri modelli di AI nella barra degli indirizzi e nell’esperienza d’uso quotidiana di oltre due terzi degli utenti web globali.
Tuttavia, la strada verso un cambio di proprietà è estremamente complessa. Google non ha intenzione di privarsi del suo browser principale e l’iter processuale per la risoluzione del caso antitrust durerà ancora mesi. Nel frattempo, la mossa di Perplexity chiarisce che la battaglia per la supremazia dei browser e dell’IA di nuova generazione è appena iniziata.
Immagine di copertina generata con AI




